Quadri blu – Patrizia Ferri

 

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I l Blu di Bruno Lisi. Misterioso, visionario, solenne, puro. Lo rivedo dopo anni e ritrovo intatte quelle sensazioni tese e assolute dal profondo delle corde dell’anima .Oceani fatali nel divenire delle maree, cieli di buio violento e luci di vetro e metallo, coralli di lapislazzuli, spugne e alghe, nuvole e aria, respiri cosmici, profumo di infinito, autentici spazi di illuminazioni dove coltivare certezze dal dubbio costante, assoluto e precarietà, attesa e perfezione, quiete e solitudine. Quadri dallo sguardo azzurro e armonico pervaso da lampi di luce uranica e soffusa, da un respiro luminoso,un’aura inattuale da Nirvana visivo in un mondo di persone e cose perlopiù in serie,finiti in sé stessi parlano il linguaggio del vuoto significante, peculiarità della ricerca interiore nelle filosofie orientali e della linea radicale della pittura . I cieli blu di Giotto, le abissali risonanze di Kandinsky, il Blu dipinto di blu dalle mille bolle blu dell’universo ludico ed esoterico di Klein….. Blu come quintessenza dell’energia e del valore spirituale dell’arte che riguarda non solo il prodotto estetico ma anche e soprattutto l’atto che crea e qualifica il rapporto con gli altri,la natura,le cose,il quotidiano che sottende una spiritualità profonda,non trascendente ma tutt’uno con la realtà.

“…Non penso razionalmente che devo fare un quadro blu,ma è proprio il blu stesso che mi prende la mano e a quel punto mi faccio sopraffare….”, ammette, che significa in altre parole consentirsi di fare il vuoto nella mente, nel cuore e nel corpo, permettendo a questa particolare dimensione di manifestarsi nella pienezza oggettiva dell’opera e ”risvegliando” chi ne fruisce alla consapevolezza del proprio vuoto come indicano le filosofie orientali dell’impermanenza .L’artista sa che praticare l’estetica del vuoto significa inoltrarsi sul sentiero senza ritorno della ricerca della forma pittorica pura,non tanto in senso speculativo o perseguendone il valore concettuale, ma compiendo l’esperienza del vuoto come principio energetico insito nel tempo e nello spazio, un qualcosa che ha affascinato e ispirato intere generazioni artistiche,rinnovando sostanzialmente la sperimentazione e rivitalizzando il linguaggio in senso ampio.

Il Blu di Lisi, compare dalla fine degli anni settanta nella sua produzione dilagando a metà anni ottanta nel ciclo dei “Sincroni”, rifluendo per poi riapparire nella seconda metà del decennio successivo nell’onda anomala delle “Variazioni”, un’istallazione aperta a misura del luogo di condensati di spiritualità di misura rettangolare,finestre sulle geografie dell’infinito,salti nel vuoto,tuffi nel profondo dell’umano e del pittorico, zone di libertà. L’accostamento alla musica è inevitabile in quanto insieme alla pittura, l’espressione più vicina alla vita spirituale dell’artista come affermava Kandinsky,alla sua ”necessità interiore”, il quale tra l’altro sottolineando le peculiarità del colore raccontava di un uomo di Dresda definendolo ”uomo dalle doti spirituali non comuni che sentiva sempre e immancabilmente come ”blu” il sapore di una certa salsa, ossia la percepiva come colore blu”, fatto che l’artista spiegava come una facoltà di esseri umani particolarmente evoluti, provvisti di una via diretta di accesso all’anima che si fa largo attraverso i sensi, un fenomeno che Kandinsky metteva in analogia con il fenomeno della risonanza in campo musicale.

La necessità oggi è quella che l’arte ritorni a dare delle emozioni e che scaturisca dall’emozione essa stessa, cioè che attraverso l’opera si stabilisca questa straordinaria equivalenza irriducibile al linguaggio discorsivo e ad ogni forzatura contenutistica, indicando un’esperienza complessa,non intellettualizzata della realtà, suggerendoci silenziosamente della natura misteriosa e insondabile della vita oltre l’apparenza e della coesistenza degli opposti,dell’indissolubilità della ricerca dell’immateriale con la vita materiale nella direzione della bellezza. La pittura, come la musica, la scrittura e tutto il resto nascono dall’esigenza di comunicare tra individui ,esprimendo in fondo uno stato d’animo ,sottolinea con una essenzialità tutta orientale Gao Xingjian, premio Nobel per la letteratura che analizza il punto cruciale della sensibilità estetica in Oriente e Occidente attraverso analogie intrinseche tra ideogrammi e pittura: ”Le arti visive hanno usato vari mezzi espressivi e di rappresentazione per rivelare il mondo reale ,i sogni ele visioni chimeriche e,attraverso l’astratto hanno dato spazio direttamente ai sentimenti “ e “le visioni interiori che vanno al di là dell’intelletto e dei concetti, non possono essere dissociate dall’esperienza sensibile . Per raggiungere i luoghi in cui la ragione non è in grado di arrivare, bisogna ricorrere all’arte.”

Il Blu freddo e incandescente di Lisi nasce dal desiderio di dipingere solo quadri necessari, necessari e vitali che possano quindi essere a loro volta vissuti attraverso tutti i nostri sensi, presenze enigmatiche e rassicuranti, espressioni spirituali allo stato puro di un’artista dalla sensibilità intensa e dilagante. Misteriosa, visionaria, solenne, pura.

(dal catalogo della mostra, “Opere dal 1989 al 2001”, Galleria A.A.A. Palazzo Brancaccio, 26 novembre 2001-26 febbraio 2002)